Open post

Settimana sociale: “Ricucire, lacerazioni e nuove connessioni”

“Di fronte alle ferite e agli strappi di questi ultimi mesi, siamo consapevoli di trovarci di fronte a una società lacerata, smarrita e impaurita. L’impegno dei cristiani, anche alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, è quello di individuare strade per «ricucire» una realtà sfilacciata, tramite la creazione di nuovi legami e connessioni. Questo non per tornare al passato – che non ritorna – ma per costruire una nuova trama di relazioni, a partire dal «filo» della fraternità, dell’amicizia sociale, di una nuova economia”. Parte da questa constatazione la 36ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani, intitolata “Ricucire, lacerazioni e nuove connessioni”. Promossa, come gli anni scorsi, da La vita del popolo, Azione cattolica, Ufficio diocesano di Pastorale sociale e Lavoro, Meic e Partecipare il presente, la Settimana sociale, in raccordo con gli eventi “Il tempo del teatro”, rappresenta “il lancio” del calendario annuale del Network per il Bene comune. L’evento, nel corso di cinque serate (promosse insieme a varie realtà) si interroga su queste sfide, lanciando idee e proposte che saranno riprese, da diverse angolazioni e approcci, durante tutto l’anno, attraverso le realtà che aderiscono al “Network”.

Dopo la “serata anteprima del 26 settembre, la prima serata sarà lunedì 3 ottobre. “Fratture, lacerazioni, il compito dei cattolici: dalla storia del ventesimo secolo alle sfide del tempo presente” è il tema che sarà trattato dallo storico Alberto Melloni, professore ordinario di Storia del cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia.
Martedì 4 ottobre il titolo della serata sarà “The Economy of Francesco. L’impegno dei giovani per un’economia più equa, solidale e fraterna”.
Previsto l’intervento del prof. Giampietro Parolin, economista dell’Università Sophia, con interventi e testimonianze dei giovani trevigiani partecipanti all’incontro di Assisi convocato dal Papa (22-24 settembre. La serata riprenderà i primi frutti dell’incontro di Assisi, puntando a individuare le sue ricadute locali e gli spunti d’impegno, soprattutto per le nuove generazioni.
Lunedì 10 ottobre si riprende con “Strappi (in)evitabili, cuciture possibili… Italiani, migranti e lavoro che cambia”, con il sociologo Daniele Marini (Università di Padova) e Letizia Bertazzon, ricercatrice di Veneto Lavoro. L’incontro è promosso in collaborazione con Caritas, Migrantes, Cisl, La Esse, Una casa per l’uomo, ed inserito anche nel programma del Festival dello sviluppo sostenibile.
Martedì 11 ottobre si conclude con la serata, promossa in collaborazione con Partecipare il Presente, “Dopo il 25 settembre: la società civile per ricreare comunità e come reazione alla crisi della democrazia”. Intervengono il politologo Paolo Feltrin, già docente di Scienza dell’amministrazione e Scienza politica alle Università di Firenze, Catania e Trieste, e il prof. Carlo Bordoni, sociologo e saggista. A parte la serata anteprima (che si tiene al Pio X) le altre quattro serate si svolgeranno nella sala Longhin del Seminario vescovile.

Serata anteprima: lunedì 26 “Prese il pane, rese grazie”, con mons. Tomasi e Boffo
E’, insieme, momento culminante degli appuntamenti previsti nell’ambito degli incontri “Il tempo del creato”, e la “serata anteprima” della 36ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani.
Lunedì 26 settembre, nell’auditorium San Pio X di Treviso (viale D’Alviano) si tiene la serata “Prese il pane, rese grazie” (Lc 22, 29). Il tutto nel frammento”. Un dialogo tra mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso, e Dino Boffo, già direttore di “Avvenire”. L’incontro riprende il titolo del messaggio dei Vescovi italiani per la Giornata del Creato.
Al tempo stesso, l’incontro si collega alla Settimana sociale e al titolo di quest’anno.

Open post

Padroni o servitori del creato? Webinar di Fondazione Stefanini con il prof. Goisis

Noi umani:padroni o servitori del creato?”. E’ il tema proposto dalla fondazione Stefanini per un webinar, mercoledì 23 febbraio alle ore 20.45. Relatore il filosofo Giuseppe Goisis. L’incontro è promosso nell’ambito del calendario del Network per il bene comune.

Sarà possibile seguire l’incontro attraverso la piattaforma Zoom, al link https://us02web.zoom.us/j/83009304763?pwd=TXUyMDdFc FpaZ0poWkZNdTZTMnJKQT09
ID riunione: 830 0930 4763 Passcode: 701680

Per informazioni scrivere una mail a presidente@ondazionestefanini.it.

Open post

La transizione ecologica dentro il cambio di civiltà: le quattro serate della Scuola sociopolitica Sant’Agnese

“Transizione ecologica: un cambio di civiltà”. E’ questo il titolo che accompagnerà, durante il mese di febbraio, il percorso della scuola di formazione sociale Sant’Agnese, promosso dall’omonima parrocchia, dall’Azione cattolica e dal Meic. Nonostante le fatiche dovute al perdurare della pandemia, proseguono dunque le iniziative di approfondimento, formazione e dibattito, messe insieme, ciascuna con la sua propria specificità, attraverso il percorso 2021-22, intitolato appunto “Transizioni”, del “Network per il bene comune”. L’iniziativa, che ha articolato in un unico calendario numerose proposte di carattere socio-politico, aveva preso avvio in settembre con gli appuntamenti del mese dedicato alla Laudato si’, era proseguito con la Settimana sociale dei cattolici trevigiani e con la scuola sociopolitica di “Partecipare il presente”. Un percorso variegato, promosso da più soggetti, e al tempo stesso coerente, nel quale si inseriscono anche gli incontri promossi dal Meic sulle virtù umane, quelli della fondazione Stefanini (previsto per il 23 febbraio un webinar con il filosofo Giuseppe Goisis, sul tema “Noi umani padroni o servitori del creato?”) e altre iniziative nel territorio.

Tornando alla scuola di formazione sociale Sant’Agnese, i promotori spiegano che “quest’anno, nonostante la situazione presenti ancora delle criticità che impongono attenzioni e limitazioni, abbiamo deciso di riprendere con fiducia il nostro ciclo annuale di incontri in presenza. Abbiamo ritenuto, infatti, che scegliere di uscire di casa per incontrarsi, ascoltare, approfondire temi, condividere e scambiare idee, nonostante tutto e proprio in questo tempo di difficoltà, di cambiamenti, fosse importante per crescere insieme in consapevolezza e tentare di dare ciascuno il proprio contributo”.

Le quattro serate, incentrate dunque sulla transizione ecologica, toccheranno temi cruciali come l’agricoltura sostenibile, le energie rinnovabili, le risorse idriche. “Abbiamo capito che il tempo in cui viviamo ci chiama con urgenza a una transizione non più procrastinabile rispetto al nostro rapporto con l’ambiente”, si legge nel pieghevole.
Giovedì 3 febbraio prima serata intitolata “Le sfide della transizione ecologica”, relatore Edo Ronchi, presidente fondazione Sviluppo sostenibile, già ministro dell’Ambiente. Giovedì 10 febbraio “Agricoltura sostenibile: dalla terra per la terra”, relatore Francesco Morari, Università di Padova; giovedì 17 febbraio “Energie rinnovabili: efficienza energetica e mobilità sostenibile”, relatore Arturo Lorenzoni, Università di Padova; giovedì 24 si conclude con “La «questione dell’acqua», una questione di vita”, relatore Edoardo Borgomeo, Università di Oxford, specialista settore acqua, Banca Mondiale.

Gli incontri si terranno a Treviso, nel collegio Pio X, Borgo Cavour 40. L’accesso è consentito presentando green pass rafforzato e se si è muniti di mascherina ffp2. L’ingresso è su prenotazione, telefonando a 0422 545328 (canonica S.Agnese) o all’indirizzo email info@sfssagnese.it.

Open post

Scuola di formazione sociale di Sant’Agnese: “Transizione ecologica, un cambio storico di civiltà”. Quattro serate dal 3 al 24 febbraio

“Transizione ecologica, un cambio storico di civiltà” è il titolo della scuola di formazione sociale di Sant’Agnese, proposta da parrocchia di Sant’Agnese, Azione cattolica e Meic, nell’ambito del programma del Network per il Bene comune. Quattro serate con cadenza settimanale (3, 10, 17 e 24 febbraio) al collegio Pio X di Treviso (borgo Cavour, 40), come da programma allegato.

Open post

La virtù bussola per il cammino dell’uomo: il programma del Meic diocesano

Non abbiamo mai finito di descrivere e sperimentare l’instabilità, l’incertezza, la contraddittorietà, spesso l’inconcludenza del vivere quotidiano delle persone, delle società; lo sfaldarsi delle tradizioni e delle identità individuali e comunitarie; l’usura e lo sperpero dell’ambiente, lo sconvolgimento dell’equilibrio ecologico, dei ritmi delle stagioni e l’ingovernabilità dei fenomeni naturali; le impreviste emergenze mondiali come l’epidemia da Covid 19 e l’inarrestabile fenomeno migratorio… un sommarsi di eventi che confondono le esistenze dei singoli e delle comunità, una situazione che sfugge alla nostra capacità di gestione, per cui siamo costretti a procedere per tentativi. Molti parlano del passaggio dalle utopie, politiche e sociali – che hanno caratterizzato i due secoli precedenti – a una distopia, cioè a una utopia negativa, che si condanna a un esito catastrofico.
Di fronte a questa situazione, si chiede alla ragione e alla fede una reazione. Esse sono state continuamente obbligate a un incontro e a un confronto: si sono sfidate lungo i secoli, si sono anche combattute su tutti i tavoli dell’esperienza umana. Ma appaiono oggi quasi costrette a un confronto, consapevoli che finirà per avere ragione quella visione che metterà in luce la totalità della natura umana, cioè la verità dell’uomo nel suo essere non oggetto, ma soggetto del proprio destino individuale e comunitario. A noi pare che esista un valore, anzi un’esperienza, elaborata in un concetto antico e profondo, che è quello di virtù, ora appartenente soprattutto all’ambito religioso, ma, prima ancora, fiorita nella filosofia e nella cultura greca e latina, come emergere dell’umano, ed espressa nell’esercizio delle virtù “cardinali”. La virtù può essere lo spazio ideale in cui fede e ragione si confrontano e costruiscono insieme un profilo di umanità capace di affrontare il futuro.
I quattro appuntamenti che il Meic propone intendono declinare e verificare il tema della virtù nell’ambito di quattro aree essenziali dell’esperienza umana: quella morale e religiosa, quella educativa, quella sociale, e infine quella che prefigura un umanesimo pleniore, che attinge dalle virtù un supplemento d’anima.
Il Meic vuole dialogare con la Chiesa e con la società, forte di questa sua duplice appartenenza, e convinto della forza del piccolo seme. (mons. Giuseppe Rizzo)

Calendario incontri
Mercoledì 17 novembre. Ambito morale e religioso: La cura dell’umano e l’annuncio del Vangelo: prospettive per una vita secondo virtù. Relatore don Alberto Sartori.
Giovedì 20 gennaio 2022. Ambito pedagogico: Le virtù come risorsa e compito educativo.
Relatore Pierpaolo Triani.
Giovedì 17 marzo 2022. Ambito socio-politico: Le virtù stanno come il lievito madre nel codice fondamentale di una nuova polis. Relatore Italo De Sandre.
Giovedì 12 maggio 2022. Ambito ecclesiale: Virtù e nuovo umanesimo. Laici cristiani e sfide del nostro tempo. Relatore Beppe Elia. Modera Dino Scantamburlo.

Open post

Settimana sociale nazionale di Taranto, il vescovo Michele: “Scommessa su un futuro possibile”

Ritorno dalla 49 Settimana sociale dei cattolici italiani tenuta a Taranto tra il 21 e il 24 ottobre 2021 con la gratitudine per un incontro vivo di Chiesa. Rappresentanti di quasi tutte le diocesi italiane si sono incontrati nella città di Taranto, simbolo tristemente concreto delle contraddizioni di un modello di sviluppo che non è stato in grado sino a oggi di contemperare le esigenze dell’economia e del lavoro con quelle della salute delle persone, creando disagi e difficoltà di ardua e tuttavia improrogabile soluzione.
E’ stato un incontro che – in un clima diffuso di disillusione e di sfiducia per il futuro dovuto alle conseguenze della pandemia – ha mostrato un impegno generoso e forte per tornare a incontrarsi, condividendo idee e prospettive di futuro.
La speranza espressa sin dal titolo della settimana sociale – “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso” – è stata protagonista dei contenuti presentati e discussi e, ancora di più, è stata presente e palpabile nei vari momenti di queste giornate.
Il fatto di convenire da tutte le parti di Italia per condividere speranza e impegni per un futuro possibile è stato segno eloquente che le ragioni della comunità e del bene comune possono ancora fare breccia nel cuore e nei comportamenti degli uomini e delle donne di oggi.
Abbiamo espresso la disponibilità ad assumere responsabilità per questo nostro tempo e per questa nostra terra, consapevoli che attraverso i nostri comportamenti e le nostre decisioni passa l’opportunità di non soccombere a un degrado ambientale che compromette seriamente le condizioni e le possibilità di vita nostre e delle giovani generazioni.
L’acquisizione più evidente percepita a partire dagli stimoli autorevolissimi e densi giunti da papa Francesco, è che l’impegno per il creato non è un’aggiunta opzionale alla vita delle comunità dei cristiani e dei singoli fedeli, e neppure un cedimento a una qualche moda del momento. L’amore di Dio, che scaturisce dalla presenza viva di Cristo crocifisso e risorto nella storia, non può limitarsi a qualche dimensione parziale dell’esistenza, ma deve abbracciare ogni persona e ogni aspetto della sua vita.
Le relazioni vissute ogni giorno, la giustizia sociale, la pace, le prospettive di un futuro dignitoso per tutti sono intimamente legate tra di loro. Tutto è connesso. La nostra vita non si svolge nel vuoto, o in un contesto tutto artificiale di realtà virtuale: siamo parte del nostro mondo e impastati di materia, utilizziamo risorse, coltiviamo la terra, produciamo beni e servizi, sviluppiamo stili di vita. Respiriamo aria, viviamo grazie all’acqua, ci muoviamo con vari mezzi di trasporto, consumiamo beni cercando qualità di vita, creiamo scorie, scarti e rifiuti. Questa è la nostra vita, alla quale abbiamo bisogno fondamentale di dare un senso, un significato.
È questa vita che il Signore ha assunto su di sé nell’incarnazione, è questa che egli vuole toccare con gesti di tenerezza. Il cuore della nostra fede ci chiede di trarre, in ogni aspetto della nostra vita, le conseguenze del nostro incontro con il Signore risorto. E’ questo il senso della conversione ecologica cui ci invita con urgenza il magistero di papa Francesco.
Dalla nostra adesione a Cristo dovranno scaturire scelte concrete dei singoli, delle comunità cristiane, della Chiesa tutta. Di tutti noi. L’incontro di Taranto è stato una tappa importante di questo cammino: sta a noi proseguire, e scommettere su un futuro possibile, fondato sul dono di Dio, affidato alle nostre mani, alle nostre intelligenze, alla nostra cura operosa. La presenza appassionata, intelligente, innovativa ed esigente di giovani uomini e donne a questo incontro è stata come la caparra della speranza che il Signore continua a donarci. Ascoltarli, lasciare loro spazio e iniziativa, incoraggiarli e soprattutto imparare da loro darà un volto nuovo e bello al nostro tempo.
† Michele, vescovo

Open post

Settimana sociale nazionale di Taranto, don Magoga: “Scelte concrete per le nostre comunità”

Solo a guardare i numeri, la Settimana sociale nazionale dei cattolici che si è celebrata a Taranto ci dice che l’argomento e l’appuntamento erano attesi. Circa mille presenze con un terzo sotto i 35 anni; 214 diocesi su 226; 94 vescovi. Non a caso “la Settimana” è stata indicata come la prima tappa del Cammino sinodale della Chiesa italiana.
Un’occasione di grande respiro ecclesiale, dove l’ascolto del grido della Terra e dei poveri si è intrecciato con riflessioni di esperti di economia, pedagogia e politica per orientare innanzitutto le comunità cristiane e civili per scelte etiche e sostenibili.
A introdurre le giornate, due bibliste, che attraverso i racconti della Genesi, mostravano come il Creatore pose l’uomo al centro di un giardino. Di questo Eden, Dio, volle Adamo come custode e contadino. Cura e lavoro si presentano come i primi compiti per chi, fatto dello stesso materiale della Terra, anche vive di essa. Mancarle di rispetto significa mancare di rispetto a se stessi.
Ma, come sappiamo, l’azione dell’uomo tradirà l’invito alla cura e alla custodia. Andrà perduta così quella generativa alleanza con il fratello prima e con la Madre Terra poi. Omicidio e deserto saranno l’azione e la reazione che segneranno la Creazione dopo il peccato. Solo dopo la resurrezione, Maria Maddalena, in un altro giardino, cercando Gesù – l’uomo della riconciliazione – ci indicherà il nuovo custode del giardino, il nuovo Adamo. E Gesù, chiamandola per nome “Maria”, tornerà a soffiare il suo alito di vita e di speranza in chi aveva ormai solo il deserto nel cuore. Anche il logo, scelto per queste giornate, descrive l’azione di un soffio vitale. Il disegno rappresenta una bambina accanto a un operaio inginocchiato ai suoi piedi. Il suo gesto di soffiare sulla mano sembra farsi narrazione di un mondo che piano piano, una foglia alla volta, ridà colore al mondo. Vi possiamo vedere il lavoratore che ascolta, da un bambino, quel pianeta che lui stesso un tempo desiderava, ma che ha smesso di sperare.
Dire questo a Taranto significava dar voce a un popolo e a una terra ferita e malata. Proprio i bambini (anche quelli non nati per la sterilità dei loro genitori a causa dell’inquinamento) sono le prime vittime di un lavoro che ha tradito l’ambiente e il futuro. Una mamma in una tavola rotonda ha gridato: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un bambino”. Non possiamo più permettere che lavoro e sviluppo siano opposti ad ambiente, salute, maternità. Non possiamo più agire con politiche preoccupate solo di contenere il male ma dobbiamo prodigarci per azioni e programmazioni che cerchino il bene.
Nel suo saluto, papa Francesco, ha usato delle suggestive immagini attingendole da alcuni cartelli stradali.
Nel “divieto di sosta” ci ricordava che non possiamo fermarci “stanchi e sfiduciati” ma – come la Maddalena – sapere che “l’amore ci sospinge e ci vieta di fermarci. Non sostiamo dunque nelle sacrestie, non formiamo gruppi elitari che si isolano e si chiudono. La speranza è sempre in cammino e passa anche attraverso comunità cristiane figlie della risurrezione che escono, annunciano, condividono”.
Proprio i giovani, con un loro manifesto intitolato “L’alleanza è un cammino”, ci stimolano a iniziare passi e azioni concrete per l’ambiente, il lavoro e le comunità. Come sarebbe bello poter iniziare anche nella nostra Diocesi nuovi percorsi sui passi indicati dalla Laudato si’.
In chiusura mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore, accanto alle proposte da indirizzare al Governo e al Parlamento italiano ed europeo, ha indicato alcune scelte per la comunità ecclesiale: che le parrocchie diventino “comunità energetiche” sentendo la responsabilità di essere sempre più “carbon free”; che adottino scelte, con i loro acquisti e la loro informazione, contro il caporalato nella logica del “work free”; che promuovano l’alleanza tra generazioni, tra forze diverse di buona volontà, “generation free”. Non ci facciamo illusioni, ma ci crediamo e vogliamo accettare la sfida per il pianeta che speriamo. (don Paolo Magoga, direttore ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato)

Open post

Settimana sociale, quarta serata: la denatalità cambia il welfare. Ha così preso il via il Cantiere Welfare di “Partecipare il Presente”

Una questione strutturale ed epocale, un’altra “transizione” con cui dobbiamo fare i conti. Si è tornati a discutere di calo demografico e delle sue implicazioni per il mondo del lavoro e per lo stato sociale nella quarta e ultima serata della Settimana sociale dei cattolici trevigiani, mettendo a fuoco i temi correlati del welfare, dell’occupazione, del sistema pensionistico. “Si tratta di un grave problema che necessita di scelte, politiche e risorse a ogni livello per invertire la tendenza”, ha precisato introducendo l’incontro Luca Bertuola, presidente di Partecipare il Presente. L’ultima serata della Settimana sociale ha infatti coinciso con l’apertura del ciclo autunnale della scuola sociopolitica dell’associazione che mette insieme numerose realtà della società civile e del mondo economico trevigiano. Il tutto, in continuità con la Settimana sociale, nell’ambito del Network per il bene comune. “Continuiamo a proporre questo calendario di appuntamenti, perché crediamo nell’importanza della coesione sociale come volano di futuro. E per questo esprimiamo anche la nostra solidarietà alla Cgil per quanto accaduto nei giorni scorsi”. “Nel post pandemia abbiamo bisogno di ripristinare il nostro sistema di welfare, rispetto alle prestazioni di sostegno al reddito, secondo condizioni di solidità strutturale, equità, impatto sulla natività, per creare condizioni di benessere di lungo periodo – ha sottolineato Antonio Pone, direttore Inps Treviso, dopo aver delineato il quadro delle misure messe in campo lo scorso anno -. Insomma, dobbiamo attrezzarci: non ci saranno più solo crisi endogene, cioè che nascono all’interno del sistema; sarà dunque importante l’universalità delle prestazioni imparando a fare «bene e presto» e tenendo conto delle coperture”. “Il tema della denatalità impatta su tanti ambiti, non ultimo quello dell’organizzazione del lavoro e del sistema pensionistico – ha ribadito anche Agar Brugiavini docente universitaria a Ca’ Foscari -. E questo impone di formulare un welfare aderente ai nuovi bisogni, alle prospettive che si vanno delineando”, che tenga conto dei motivi economici, sociali, culturali che hanno generato il calo demografico e di molti elementi che concorrono: l’organizzazione del lavoro, la questione femminile, il tema dei carichi di cura, le mancate politiche di conciliazione. “Questo è il tempo di investire in modo sostenibile e strutturale, non per assistenzialismo ma per il futuro”. “La natalità dovrebbe essere dunque l’obiettivo strategico del nostro Paese – ha concluso Pone – anche accompagnato da un forte connotato simbolico. Serve uscire dalla logica delle mance, verificare il reale impatto delle misure messe in campo, copiare bene dagli stati che hanno saputo invertire i trend”. Un tema ripreso con forza anche dal moderatore della serata, Adriano Bordignon, presidente delll’Ebicom e del Forum regionale delle famiglie.
“Continuiamo pertanto a credere nella profezia sulla felicità – ha concluso il vescovo Michele Tomasi -, quella che leggiamo nelle pagine del profeta Zaccaria: «Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano, per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze». Continuiamo cioè a credere che un sogno così possa essere motore per la nostra società, l’economia, le istituzioni, per l’impegno delle persone e quello educativo che la Chiesa può assumere”. (Francesca Gagno – La Vita del popolo)

Open post

Settimana sociale, seconda serata con la prof. Mio: “L’azienda sostenibile è quella che crea valore”

ArrayLa cosa più brutta che possa capitare a un incontro dove cerchi risposte è che siano poste delle domande proprio a te e che tu debba fornirle, anche se in anonimato. E’ iniziata con questo piacevole, a dir la verità, “colpo di teatro”, la seconda serata della 35ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani, introdotta da Gianfranco Pozzobon a nome del Meic, presente il vescovo Tomasi, e incentrata sul tema “Sostenibilità: sfida e compito necessario per gli attori sociali”. A parlarne la professoressa Chiara Mio, dell’Università Ca’ Foscari nella quale tiene corsi legati alla programmazione e controllo, alla misurazione delle performance e alla responsabilità sociale d’impresa. Autrice del libro “L’azienda sostenibile”, editori Laterza, presiede la banca FriulAdria-Credit agricole.

Un’esperta titolata, quindi, per parlare di sostenibilità e del suo significato. Perché di sostenibilità parlano tutti, “è una parola abusata”, ma non sempre con cognizione. Ecco allora le domande che hanno interpellato i presenti nell’auditorium del collegio Pio X a Treviso e anche quelli collegati in streaming e nelle sedi predisposte sul territorio. “Se tutto diventa sostenibilità, allora niente è sostenibilità”, ha affermato perentoria la docente. In realtà una definizione chiara, messa a punto dagli studiosi, di sostenibilità c’è e non riguarda in senso stretto l’ambiente e l’uso delle risorse, come invece risposto dalla maggioranza dei presenti, bensì è “la creazione di valore per gli stakeholder (chiunque abbia interesse, ndr) nel lungo termine”.
Da qui si è sviluppata la puntuale spiegazione della professoressa Mio, “non c’è sostenibilità se non c’è una creazione, ma di valore, da parte dell’uomo. Creare valore non vuol dire creare profitto o creare utile. E non tutto ciò che ha valore, ha mercato anche in azienda”. L’esempio che ha portato la relatrice è stato quello della reputazione di un’azienda, che ha un grandissimo valore, pur non avendo un mercato. Ha valore per chi deve andarci a lavorare, ha valore per chi deve acquistare i suoi prodotti, ha valore per chi vuole investirci… Eccoli i portatori di interesse. Se inquina o ha molti dipendenti con contratti a tempo determinato, il suo valore, senza dubbio, diminuisce.
Finora la aziende sono state misurate con il profitto, “oggi invece dobbiamo misurare le aziende in tema di sostenibilità attraverso la governance, l’impatto ambientale e l’impatto sociale”, negli investimenti che devono riguardare tre dimensioni, quella economica, quella ecologica e quella etica, le quali in un’azienda sostenibile devono essere sempre presenti e avere un equilibrio.
Ha creato qualche “rumors” tra i presenti, pensando ad aziende conosciute o anche ad alcune finite in cronaca recentemente, l’affermazione della dottoressa Mio, riguardo alla preoccupazione che un’azienda deve avere rispetto all’impronta ambientale che va dalla produzione della materia prima fino alla smaltimento, avendo a cuore quindi tutta l’intera filiera, compresi fornitori e collaboratori “etici”. “Perché deve farlo? Perché è buona”, ha interpellato la docente. In realtà perché l’ottimizzazione di risorse si rivela un vantaggio per i costi dell’azienda. E ha assicurato che anche in Italia, anche nel nostro Nordest fatto di piccole e medie aziende, ci sono esempi di realtà virtuose che non pensano esclusivamente al profitto, ma a condividere un progetto imprenditoriale che dà valore e contribuisce a cambiare il territorio, se non il mondo…
Ma, c’è un ma…“L’azienda sostenibile ha bisogno di un ecosistema sostenibile: istituzioni che facciano il loro lavoro, consumatori con sensibilità, associazioni datoriali che diano indicazioni comuni ai singoli settori. In questo senso la Pubblica amministrazione dovrebbe dare l’esempio”. E ha indicato una via per i cattolici che vogliono impegnarsi: “E’ un momento da sfruttare per la consonanza che c’è tra le aziende che dal di dentro vogliono cambiare e la dottrina sociale della Chiesa”, per cambiare il modo di produrre in senso sostenibile, per l’uomo e per il pianeta. (Lucia Gottardello)

Open post

Zuppi alla Settimana sociale: “Il nemico è l’individualismo”

Il mutamento d’epoca c’è. E va abitato. Senza nostalgie per i tempi passati e per la “cristianità perduta”. Reagendo, soprattutto, alla vera pandemia dei nostri tempi, che è quella dell’individualismo, della ricerca del benessere fine a se stesso, senza pensare all’esistenza dell’altro. “In questo senso, Il Covid-19, con il suo carico di sofferenza, ci ha provocato”. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha aperto con questo invito la trentacinquesima Settimana sociale dei cattolici trevigiani. L’appuntamento – promosso dalla Vita del popolo, l’Azione cattolica di Treviso, il Meic, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale, con la collaborazione di “Partecipare il presente” e del Collegio Pio X – affronta quest’anno il tema “Transizioni – La sfida della sostenibilità in un mutamento d’epoca”. Un titolo che fa da sfondo anche al calendario del Network per il Bene comune, creato da varie realtà che nel territorio promuovono iniziative di formazione sociopolitica.
Ad ascoltare l’arcivescovo, nell’auditorium San Pio X, un pubblico attento; ma anche coloro che hanno partecipato all’appuntamento in uno dei sei luoghi del territorio diocesano allestiti dall’Azione cattolica (Asolo, Fonte, Castelfranco Veneto, Scorzè, Casale sul Sile e Zero Branco); e coloro che hanno seguito la diretta attraverso YouTube.

 

“La Dottrina sociale e la profezia di Francesco: strumenti per abitare il mutamento d’epoca” il tema affidato al cardinale Zuppi.
Il suo intervento si è dipanato proprio a partire da alcuni termini del titolo della serata: il mutamento d’epoca, il verbo “abitare”, che “rischia di sapere un po’ da ecclesialese, ma è comunque pertinente e azzeccato”, il magistero di Francesco e la sua profezia.
“Mutamento d’epoca” è un’espressione che anche il Papa ha usato. Ci troviamo di fronte, ha ammesso il porporato, di fronte a un mondo complesso, di fronte al quale davvero, come ha detto Francesco, siamo tutti sulla stessa barca. “E questo vale sempre, non solo per la pandemia, non possiamo pensare, appunto, di vivere sani in un mondo malato”.
Il cambiamento d’epoca “è una cosa seria, ci chiede di essere all’altezza”. Ci chiede, appunto, di “abitare” questo tempo. Di “capire quello che sta succedendo, di scrutare i segni dei tempi”. Un esercizio che non si fa in modo accademico, ma con l’amore.
Uno dei segni che scorgiamo con nitidezza, ha fatto notare l’arcivescovo, è “la fine della cristianità, che non significa fine del cristianesimo o della Chiesa. E’ così, che ci piaccia o no, il Papa lo ha detto in un discorso alla Curia romana. Non è detto che sia una cosa solo negativa, perché con la cristianità finiscono alcune acquisizioni, alcune incrostazioni”.
Certo, questa situazione, che si è verificata in modo repentino, nell’arco di alcuni decenni, ha una causa profonda: “Non abbiamo capito la forza dell’individualismo, la ricerca del benessere individuale, mentre invece il cristianesimo ci provoca, per alcuni aspetti «ci rovina la vita». Oggi tutti i diritti sono coniugati in modo individuale, senza il «noi»”.
Proprio qui entra in gioco la “profezia” di Francesco, delineata nell’enciclica Fratelli tutti, che mette in evidenza quello che oggi è il primo ruolo della Chiesa cattolica. Sfidare, appunto, profeticamente, questa deriva individualista, vivendo il Vangelo. Il cardinale ha citato Cassiodoro, il quale afferma: “Sarò mio quando sarò stato tuo”. “Io non sono senza l’altro, è l’idea centrale di Fratelli tutti”, ha aggiunto il cardinale Zuppi. I cristiani, quindi, non sono chiamati, come qualcuno vorrebbe, a estraniarsi da questo tempo, a pensare di attendere che i barbari se ne vadano. “In realtà, anche i monasteri del Medio Evo erano luoghi aperti, di accoglienza, e poi l’individualismo non conosce zone franche, entra dappertutto”. Piuttosto, occorre “ascoltare, fare un pezzo di strada assieme alle persone”, senza pensare immediatamente a una riconquista. Piuttosto, si tratta di “svelare la presenza di Dio” tra gli uomini, come afferma il Papa in Evangelii Gaudium.
Entra, qui, un’altra espressione di papa Francesco: la Chiesa come “ospedale da campo”, capace di chinarsi sulle sofferenze, per farsi essa stessa convertire. L’attenzione ai poveri diventa, allora, un caposaldo: “Del resto, saremo giudicati su questo. E quando il Papa parla di periferie non intende solo quelle geografiche, ma tante situazioni esistenziali. Penso alle crescenti realtà di solitudine, alle tante persone che hanno problemi di relazioni”.
In ogni caso, ha concluso il cardinale Zuppi, “ogni crisi è generativa”. Accadrà anche stavolta. Un’opportunità è questa attenzione alla “sostenibilità”, altra parola chiave di questa Settimana sociale, anche i riferimento al Piano nazionale di rinascita e resilienza: “Oggi si tratta di costruire qualcosa che cambierà le nostre vite nei prossimi vent’anni”. Una sfida nella sfida.

Posts navigation

1 2
Scroll to top