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Padroni o servitori del creato? Webinar di Fondazione Stefanini con il prof. Goisis

Noi umani:padroni o servitori del creato?”. E’ il tema proposto dalla fondazione Stefanini per un webinar, mercoledì 23 febbraio alle ore 20.45. Relatore il filosofo Giuseppe Goisis. L’incontro è promosso nell’ambito del calendario del Network per il bene comune.

Sarà possibile seguire l’incontro attraverso la piattaforma Zoom, al link https://us02web.zoom.us/j/83009304763?pwd=TXUyMDdFc FpaZ0poWkZNdTZTMnJKQT09
ID riunione: 830 0930 4763 Passcode: 701680

Per informazioni scrivere una mail a presidente@ondazionestefanini.it.

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La transizione ecologica dentro il cambio di civiltà: le quattro serate della Scuola sociopolitica Sant’Agnese

“Transizione ecologica: un cambio di civiltà”. E’ questo il titolo che accompagnerà, durante il mese di febbraio, il percorso della scuola di formazione sociale Sant’Agnese, promosso dall’omonima parrocchia, dall’Azione cattolica e dal Meic. Nonostante le fatiche dovute al perdurare della pandemia, proseguono dunque le iniziative di approfondimento, formazione e dibattito, messe insieme, ciascuna con la sua propria specificità, attraverso il percorso 2021-22, intitolato appunto “Transizioni”, del “Network per il bene comune”. L’iniziativa, che ha articolato in un unico calendario numerose proposte di carattere socio-politico, aveva preso avvio in settembre con gli appuntamenti del mese dedicato alla Laudato si’, era proseguito con la Settimana sociale dei cattolici trevigiani e con la scuola sociopolitica di “Partecipare il presente”. Un percorso variegato, promosso da più soggetti, e al tempo stesso coerente, nel quale si inseriscono anche gli incontri promossi dal Meic sulle virtù umane, quelli della fondazione Stefanini (previsto per il 23 febbraio un webinar con il filosofo Giuseppe Goisis, sul tema “Noi umani padroni o servitori del creato?”) e altre iniziative nel territorio.

Tornando alla scuola di formazione sociale Sant’Agnese, i promotori spiegano che “quest’anno, nonostante la situazione presenti ancora delle criticità che impongono attenzioni e limitazioni, abbiamo deciso di riprendere con fiducia il nostro ciclo annuale di incontri in presenza. Abbiamo ritenuto, infatti, che scegliere di uscire di casa per incontrarsi, ascoltare, approfondire temi, condividere e scambiare idee, nonostante tutto e proprio in questo tempo di difficoltà, di cambiamenti, fosse importante per crescere insieme in consapevolezza e tentare di dare ciascuno il proprio contributo”.

Le quattro serate, incentrate dunque sulla transizione ecologica, toccheranno temi cruciali come l’agricoltura sostenibile, le energie rinnovabili, le risorse idriche. “Abbiamo capito che il tempo in cui viviamo ci chiama con urgenza a una transizione non più procrastinabile rispetto al nostro rapporto con l’ambiente”, si legge nel pieghevole.
Giovedì 3 febbraio prima serata intitolata “Le sfide della transizione ecologica”, relatore Edo Ronchi, presidente fondazione Sviluppo sostenibile, già ministro dell’Ambiente. Giovedì 10 febbraio “Agricoltura sostenibile: dalla terra per la terra”, relatore Francesco Morari, Università di Padova; giovedì 17 febbraio “Energie rinnovabili: efficienza energetica e mobilità sostenibile”, relatore Arturo Lorenzoni, Università di Padova; giovedì 24 si conclude con “La «questione dell’acqua», una questione di vita”, relatore Edoardo Borgomeo, Università di Oxford, specialista settore acqua, Banca Mondiale.

Gli incontri si terranno a Treviso, nel collegio Pio X, Borgo Cavour 40. L’accesso è consentito presentando green pass rafforzato e se si è muniti di mascherina ffp2. L’ingresso è su prenotazione, telefonando a 0422 545328 (canonica S.Agnese) o all’indirizzo email info@sfssagnese.it.

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Scuola di formazione sociale di Sant’Agnese: “Transizione ecologica, un cambio storico di civiltà”. Quattro serate dal 3 al 24 febbraio

“Transizione ecologica, un cambio storico di civiltà” è il titolo della scuola di formazione sociale di Sant’Agnese, proposta da parrocchia di Sant’Agnese, Azione cattolica e Meic, nell’ambito del programma del Network per il Bene comune. Quattro serate con cadenza settimanale (3, 10, 17 e 24 febbraio) al collegio Pio X di Treviso (borgo Cavour, 40), come da programma allegato.

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Settimana sociale nazionale di Taranto, il vescovo Michele: “Scommessa su un futuro possibile”

Ritorno dalla 49 Settimana sociale dei cattolici italiani tenuta a Taranto tra il 21 e il 24 ottobre 2021 con la gratitudine per un incontro vivo di Chiesa. Rappresentanti di quasi tutte le diocesi italiane si sono incontrati nella città di Taranto, simbolo tristemente concreto delle contraddizioni di un modello di sviluppo che non è stato in grado sino a oggi di contemperare le esigenze dell’economia e del lavoro con quelle della salute delle persone, creando disagi e difficoltà di ardua e tuttavia improrogabile soluzione.
E’ stato un incontro che – in un clima diffuso di disillusione e di sfiducia per il futuro dovuto alle conseguenze della pandemia – ha mostrato un impegno generoso e forte per tornare a incontrarsi, condividendo idee e prospettive di futuro.
La speranza espressa sin dal titolo della settimana sociale – “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. Tutto è connesso” – è stata protagonista dei contenuti presentati e discussi e, ancora di più, è stata presente e palpabile nei vari momenti di queste giornate.
Il fatto di convenire da tutte le parti di Italia per condividere speranza e impegni per un futuro possibile è stato segno eloquente che le ragioni della comunità e del bene comune possono ancora fare breccia nel cuore e nei comportamenti degli uomini e delle donne di oggi.
Abbiamo espresso la disponibilità ad assumere responsabilità per questo nostro tempo e per questa nostra terra, consapevoli che attraverso i nostri comportamenti e le nostre decisioni passa l’opportunità di non soccombere a un degrado ambientale che compromette seriamente le condizioni e le possibilità di vita nostre e delle giovani generazioni.
L’acquisizione più evidente percepita a partire dagli stimoli autorevolissimi e densi giunti da papa Francesco, è che l’impegno per il creato non è un’aggiunta opzionale alla vita delle comunità dei cristiani e dei singoli fedeli, e neppure un cedimento a una qualche moda del momento. L’amore di Dio, che scaturisce dalla presenza viva di Cristo crocifisso e risorto nella storia, non può limitarsi a qualche dimensione parziale dell’esistenza, ma deve abbracciare ogni persona e ogni aspetto della sua vita.
Le relazioni vissute ogni giorno, la giustizia sociale, la pace, le prospettive di un futuro dignitoso per tutti sono intimamente legate tra di loro. Tutto è connesso. La nostra vita non si svolge nel vuoto, o in un contesto tutto artificiale di realtà virtuale: siamo parte del nostro mondo e impastati di materia, utilizziamo risorse, coltiviamo la terra, produciamo beni e servizi, sviluppiamo stili di vita. Respiriamo aria, viviamo grazie all’acqua, ci muoviamo con vari mezzi di trasporto, consumiamo beni cercando qualità di vita, creiamo scorie, scarti e rifiuti. Questa è la nostra vita, alla quale abbiamo bisogno fondamentale di dare un senso, un significato.
È questa vita che il Signore ha assunto su di sé nell’incarnazione, è questa che egli vuole toccare con gesti di tenerezza. Il cuore della nostra fede ci chiede di trarre, in ogni aspetto della nostra vita, le conseguenze del nostro incontro con il Signore risorto. E’ questo il senso della conversione ecologica cui ci invita con urgenza il magistero di papa Francesco.
Dalla nostra adesione a Cristo dovranno scaturire scelte concrete dei singoli, delle comunità cristiane, della Chiesa tutta. Di tutti noi. L’incontro di Taranto è stato una tappa importante di questo cammino: sta a noi proseguire, e scommettere su un futuro possibile, fondato sul dono di Dio, affidato alle nostre mani, alle nostre intelligenze, alla nostra cura operosa. La presenza appassionata, intelligente, innovativa ed esigente di giovani uomini e donne a questo incontro è stata come la caparra della speranza che il Signore continua a donarci. Ascoltarli, lasciare loro spazio e iniziativa, incoraggiarli e soprattutto imparare da loro darà un volto nuovo e bello al nostro tempo.
† Michele, vescovo

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Settimana sociale nazionale di Taranto, don Magoga: “Scelte concrete per le nostre comunità”

Solo a guardare i numeri, la Settimana sociale nazionale dei cattolici che si è celebrata a Taranto ci dice che l’argomento e l’appuntamento erano attesi. Circa mille presenze con un terzo sotto i 35 anni; 214 diocesi su 226; 94 vescovi. Non a caso “la Settimana” è stata indicata come la prima tappa del Cammino sinodale della Chiesa italiana.
Un’occasione di grande respiro ecclesiale, dove l’ascolto del grido della Terra e dei poveri si è intrecciato con riflessioni di esperti di economia, pedagogia e politica per orientare innanzitutto le comunità cristiane e civili per scelte etiche e sostenibili.
A introdurre le giornate, due bibliste, che attraverso i racconti della Genesi, mostravano come il Creatore pose l’uomo al centro di un giardino. Di questo Eden, Dio, volle Adamo come custode e contadino. Cura e lavoro si presentano come i primi compiti per chi, fatto dello stesso materiale della Terra, anche vive di essa. Mancarle di rispetto significa mancare di rispetto a se stessi.
Ma, come sappiamo, l’azione dell’uomo tradirà l’invito alla cura e alla custodia. Andrà perduta così quella generativa alleanza con il fratello prima e con la Madre Terra poi. Omicidio e deserto saranno l’azione e la reazione che segneranno la Creazione dopo il peccato. Solo dopo la resurrezione, Maria Maddalena, in un altro giardino, cercando Gesù – l’uomo della riconciliazione – ci indicherà il nuovo custode del giardino, il nuovo Adamo. E Gesù, chiamandola per nome “Maria”, tornerà a soffiare il suo alito di vita e di speranza in chi aveva ormai solo il deserto nel cuore. Anche il logo, scelto per queste giornate, descrive l’azione di un soffio vitale. Il disegno rappresenta una bambina accanto a un operaio inginocchiato ai suoi piedi. Il suo gesto di soffiare sulla mano sembra farsi narrazione di un mondo che piano piano, una foglia alla volta, ridà colore al mondo. Vi possiamo vedere il lavoratore che ascolta, da un bambino, quel pianeta che lui stesso un tempo desiderava, ma che ha smesso di sperare.
Dire questo a Taranto significava dar voce a un popolo e a una terra ferita e malata. Proprio i bambini (anche quelli non nati per la sterilità dei loro genitori a causa dell’inquinamento) sono le prime vittime di un lavoro che ha tradito l’ambiente e il futuro. Una mamma in una tavola rotonda ha gridato: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un bambino”. Non possiamo più permettere che lavoro e sviluppo siano opposti ad ambiente, salute, maternità. Non possiamo più agire con politiche preoccupate solo di contenere il male ma dobbiamo prodigarci per azioni e programmazioni che cerchino il bene.
Nel suo saluto, papa Francesco, ha usato delle suggestive immagini attingendole da alcuni cartelli stradali.
Nel “divieto di sosta” ci ricordava che non possiamo fermarci “stanchi e sfiduciati” ma – come la Maddalena – sapere che “l’amore ci sospinge e ci vieta di fermarci. Non sostiamo dunque nelle sacrestie, non formiamo gruppi elitari che si isolano e si chiudono. La speranza è sempre in cammino e passa anche attraverso comunità cristiane figlie della risurrezione che escono, annunciano, condividono”.
Proprio i giovani, con un loro manifesto intitolato “L’alleanza è un cammino”, ci stimolano a iniziare passi e azioni concrete per l’ambiente, il lavoro e le comunità. Come sarebbe bello poter iniziare anche nella nostra Diocesi nuovi percorsi sui passi indicati dalla Laudato si’.
In chiusura mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore, accanto alle proposte da indirizzare al Governo e al Parlamento italiano ed europeo, ha indicato alcune scelte per la comunità ecclesiale: che le parrocchie diventino “comunità energetiche” sentendo la responsabilità di essere sempre più “carbon free”; che adottino scelte, con i loro acquisti e la loro informazione, contro il caporalato nella logica del “work free”; che promuovano l’alleanza tra generazioni, tra forze diverse di buona volontà, “generation free”. Non ci facciamo illusioni, ma ci crediamo e vogliamo accettare la sfida per il pianeta che speriamo. (don Paolo Magoga, direttore ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato)

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Settimana sociale, terza serata: l’ambiente in Costituzione, ma serve una nuova cultura

“La Repubblica tutela l’ambiente, gli ecosistemi e la biodiversità nell’interesse delle nuove generazioni”. Così si vuole modificare l’articolo 9 della Costituzione attraverso la proposta di legge costituzionale che ha tra i firmatari il senatore Andrea Ferrazzi. Il politico veneziano fa parte della Commissione ambiente del Senato ed è intervenuto lunedì 11 ottobre alla terza serata della Settimana sociale dei cattolici trevigiani. La frase introdurrebbe le tematiche ambientali fra i principi fondamentali della Costituzione. La legge prevede inoltre la modifica dell’articolo 41, che introduce per la libertà dell’iniziativa privata il limite della tutela della salute e dell’ambiente. La proposta è stata approvata in un primo passaggio da entrambi i rami del Parlamento e terminerà il suo iter di legge costituzionale, con la seconda lettura, entro primavera.

Di “ambiente in Costituzione e progettazione territoriale” si è parlato dunque durante l’appuntamento di lunedì sera della Settimana sociale. Hanno acceso il dibattito il senatore Ferrazzi, appunto, e il professor Paolo Pileri, docente di Progettazione e Pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano.

Al centro del confronto la constatazione di non essere di fronte a un’emergenza climatica, ma a una crisi strutturale che produce i suoi effetti in tutto il mondo, che crea ingiustizia sociale e che nei prossimi anni scatenerà crisi geopolitiche e nuove guerre. I relatori hanno sottolineato la rilevanza fondamentale, in questo quadro, di un’enciclica come la Laudato Si’ di papa Francesco che introduce i temi dell’ecologia integrale e invita a portare avanti una rivoluzione culturale “coraggiosa” e ad avere l’“onestà” di mettere in dubbio l’attuale modello di sviluppo. Ed è proprio sull’urgenza di una cultura ambientale che si è focalizzato l’intervento di Pileri, cultura necessaria alla pianificazione urbana, all’arresto del consumo di suolo, allo scardinamento di interessi consolidati, ma in primo luogo a comprendere i paradigmi essenziali della questione ambientale, come ad esempio cosa sia il suolo: “In un solo cucchiaio di terra preso in un bosco possiamo trovare nove miliardi di unità di vita che si tengono insieme, dunque il suolo è biodiversità ed è un ecosistema da tutelare”.

A seguire la cultura, le tecnologie, che possono darci le risposte che ancora ci mancano per affrontare la crisi climatica. Sempre di più, oggi, la società civile tenta di adottare comportamenti virtuosi e di fare la propria parte per la salvaguardia dell’ambiente, ma alle volte sembra di trovarsi in un vicolo cieco: l’occidente che fino a ieri ha avvelenato il mondo ora prova a ridurre le immissioni e pretende che facciano lo stesso anche i Paesi in via di sviluppo; si promuovono auto, bici, monopattini elettrici senza riflettere sulla provenienza dell’energia; si passa alle riunioni sulle piattaforme online per ridurre gli spostamenti non necessari senza considerare che se Internet fosse una Nazione, sarebbe nella top ten delle più inquinanti al mondo. Ma allora che soluzione abbiamo per impedire l’imminente catastrofe climatica? Naturalmente promuovere le buone pratiche, incentivando una mobilità lenta e sicura, portando le ciclabili anche nei Paesi più poveri e facendo sì che le istanze ambientali siano fonte di sviluppo economico e di crescita. E prendersi cura del territorio, come ha ribadito il prof. Pileri: “Per la transizione energetica si parla di 15 gigawatt in 5 anni prodotti dal fotovoltaico, ma non si dice dove questi impianti devono essere messi, cioè sui tetti, bastavano due parole per evitare il rischio di occupare 18 mila ettari di suolo con i pannelli, 18 mila ettari sono tre volte il consumo nazionale annuo di suolo”. Nei prossimi anni inoltre sarà fondamentale il modo in cui produrremo l’energia e il raggiungimento di un’autonomia energetica, che libererebbe da tensioni geopolitiche e conflitti. Il senatore Ferrazzi indica una strada nello sviluppo di nuove tecnologie: nuovi materiali e soprattutto l’idrogeno verde, un’energia a emissioni zero che oggi non è ancora sostenibile a livello economico, ma che potrebbe diventarlo presto investendo in ricerca tecnologica. Sullo sfondo il Piano nazionale di ripresa e resilienza, visto dalla politica come un’enorme opportunità di sviluppo, ma che il mondo accademico e dell’attivismo ambientale rappresentato da Pileri non considera sufficiente senza che il Paese compia anche un grosso investimento in una cultura ecologica. (Manuela Mazzariol – La Vita del popolo)

 

 

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Settimana sociale, seconda serata con la prof. Mio: “L’azienda sostenibile è quella che crea valore”

ArrayLa cosa più brutta che possa capitare a un incontro dove cerchi risposte è che siano poste delle domande proprio a te e che tu debba fornirle, anche se in anonimato. E’ iniziata con questo piacevole, a dir la verità, “colpo di teatro”, la seconda serata della 35ª Settimana sociale dei cattolici trevigiani, introdotta da Gianfranco Pozzobon a nome del Meic, presente il vescovo Tomasi, e incentrata sul tema “Sostenibilità: sfida e compito necessario per gli attori sociali”. A parlarne la professoressa Chiara Mio, dell’Università Ca’ Foscari nella quale tiene corsi legati alla programmazione e controllo, alla misurazione delle performance e alla responsabilità sociale d’impresa. Autrice del libro “L’azienda sostenibile”, editori Laterza, presiede la banca FriulAdria-Credit agricole.

Un’esperta titolata, quindi, per parlare di sostenibilità e del suo significato. Perché di sostenibilità parlano tutti, “è una parola abusata”, ma non sempre con cognizione. Ecco allora le domande che hanno interpellato i presenti nell’auditorium del collegio Pio X a Treviso e anche quelli collegati in streaming e nelle sedi predisposte sul territorio. “Se tutto diventa sostenibilità, allora niente è sostenibilità”, ha affermato perentoria la docente. In realtà una definizione chiara, messa a punto dagli studiosi, di sostenibilità c’è e non riguarda in senso stretto l’ambiente e l’uso delle risorse, come invece risposto dalla maggioranza dei presenti, bensì è “la creazione di valore per gli stakeholder (chiunque abbia interesse, ndr) nel lungo termine”.
Da qui si è sviluppata la puntuale spiegazione della professoressa Mio, “non c’è sostenibilità se non c’è una creazione, ma di valore, da parte dell’uomo. Creare valore non vuol dire creare profitto o creare utile. E non tutto ciò che ha valore, ha mercato anche in azienda”. L’esempio che ha portato la relatrice è stato quello della reputazione di un’azienda, che ha un grandissimo valore, pur non avendo un mercato. Ha valore per chi deve andarci a lavorare, ha valore per chi deve acquistare i suoi prodotti, ha valore per chi vuole investirci… Eccoli i portatori di interesse. Se inquina o ha molti dipendenti con contratti a tempo determinato, il suo valore, senza dubbio, diminuisce.
Finora la aziende sono state misurate con il profitto, “oggi invece dobbiamo misurare le aziende in tema di sostenibilità attraverso la governance, l’impatto ambientale e l’impatto sociale”, negli investimenti che devono riguardare tre dimensioni, quella economica, quella ecologica e quella etica, le quali in un’azienda sostenibile devono essere sempre presenti e avere un equilibrio.
Ha creato qualche “rumors” tra i presenti, pensando ad aziende conosciute o anche ad alcune finite in cronaca recentemente, l’affermazione della dottoressa Mio, riguardo alla preoccupazione che un’azienda deve avere rispetto all’impronta ambientale che va dalla produzione della materia prima fino alla smaltimento, avendo a cuore quindi tutta l’intera filiera, compresi fornitori e collaboratori “etici”. “Perché deve farlo? Perché è buona”, ha interpellato la docente. In realtà perché l’ottimizzazione di risorse si rivela un vantaggio per i costi dell’azienda. E ha assicurato che anche in Italia, anche nel nostro Nordest fatto di piccole e medie aziende, ci sono esempi di realtà virtuose che non pensano esclusivamente al profitto, ma a condividere un progetto imprenditoriale che dà valore e contribuisce a cambiare il territorio, se non il mondo…
Ma, c’è un ma…“L’azienda sostenibile ha bisogno di un ecosistema sostenibile: istituzioni che facciano il loro lavoro, consumatori con sensibilità, associazioni datoriali che diano indicazioni comuni ai singoli settori. In questo senso la Pubblica amministrazione dovrebbe dare l’esempio”. E ha indicato una via per i cattolici che vogliono impegnarsi: “E’ un momento da sfruttare per la consonanza che c’è tra le aziende che dal di dentro vogliono cambiare e la dottrina sociale della Chiesa”, per cambiare il modo di produrre in senso sostenibile, per l’uomo e per il pianeta. (Lucia Gottardello)

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Il creato interpella l’uomo. Ermes Ronchi: “Crisi ambientale diventa crisi sociale”

Guardiamo al mondo con superficialità ma l’emergenza climatica ci riguarda tutti. Dobbiamo essere consapevoli del modo in cui utilizziamo le risorse. Dobbiamo provare un sentimento di cura e non di paura per salvaguardare il Creato. In estrema sintesi sono queste alcune riflessioni emerse dalle relazioni esposte all’incontro “C’è qualcuno in ascolto? Il creato interpella l’uomo”, quarto e ultimo incontro svoltosi nella chiesa di S. Francesco a Treviso giovedì 30 settembre nell’ambito del “Il tempo del Creato” 2021. Presente anche il Vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi. Protagonisti del dibattito la biologa ambientale Katia Zanatta, l’idrogeologo Nico Dalla Libera e il teologo padre Ermes Ronchi. Ha moderato il giornalista Umberto Folena.

L’iniziativa fa parte del ciclo organizzato dalla Commissione diocesana di Pastorale sociale e Salvaguardia del Creato in collaborazione con il Centro “Don Paolo Chiavacci”, l’associazione “Incontri con la Natura”, la “Fondazione Opera Monte Grappa”, la “Comunità Laudato sì” di Treviso. L’incontro è stato anche un’anteprima della Settimana sociale dei cattolici trevigiani intitolata “Transizioni” che inizierà lunedì 4 ottobre al Collegio Pio X di Treviso.

Nel suo saluto iniziale don Paolo Magoga, direttore dell’Ufficio Pastorale sociale e Salvaguardia del Creato e coordinatore della rassegna ha detto tra l’altro: «Oggi vogliamo metterci in ascolto di alcuni amici che per sensibilità personale, lavoro e vocazione vivono a stretto contatto con il Creato. Voci diverse, stimoli, provocazioni per ridare valore a ciò che ai nostri padri rivelava la sapienza del vivere e a noi ha lasciato, purtroppo, solo il valore di un prodotto, una merce».

La biologa Zanatta: «Credo che accanto alle Sacre scritture troviamo un altro Libro che ci parla di Dio: la Natura. Purtroppo si tratta di un libro poco letto, poco ascoltato. Nella natura io credo ci siano le soluzioni alle grandi questioni di questo tempo, soluzioni che purtroppo tendiamo relegare alla tecnologia. Ultimamente siamo bombardati da notizie sul cambiamento climatico e ciò è positivo fino ad un certo punto. Si rischia l’infodemia, la perdita di orientamento da eccesso di informazioni non sempre corrette. La visione dominante veicolata dai media è che il cambiamento climatico è una minaccia per l’umanità e ciò è verissimo, ma si dimentica o si riduce ai margini dell’informazione il fatto che le conseguenze delle attività umane stanno portando alla estinzione di massa e al collasso molti ecosistemi naturali.
Il Creato è la Natura, è la Biodiversità, è la complessa rete di relazioni chimico-fisiche paragonabili al sistema nervoso e che un grande ecologo (Eugene Odum, 1971) chiamò “invisibili fili della natura”. Non siamo in grado di vedere o notare le piante nel loro ambiente. Ciò che noi vediamo è un generico “verde” da cui “paesaggio verdeggiante” oggi molto usato nei media e purtroppo anche nel gergo politico. Così si comprende con quanta superficialità noi guardiamo al mondo delle piante, senza conoscere, quindi senza vedere l’enorme diversità e bellezza che le caratterizza. Non possiamo più permetterci di distruggere specie e habitat naturali, soprattutto in pianura, possiamo solo ripristinare la naturalità nel nostro territorio e insieme ricucire il rapporto che noi abbiamo perso con la natura».

L’idrogeologo Nico Dalla Libera: «Questa cecità è riscontrabile anche nel settore delle risorse idriche. Lo riscontro nel mio lavoro quotidiano. L’ambiente non è solo l’oceano, lo scioglimento delle calotte polari, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento da plastica, ma è anche la mancanza d’acqua per sostenere i processi naturali. La transizione ecologica si realizza nel momento in cui c’è consapevolezza anche da parte della popolazione di che cosa sta succedendo nell’ambiente. Serve senso di responsabilità da parte del singolo cittadino nell’utilizzo della risorse».

Il teologo padre Ermes Ronchi: «Quello della mancanza di consapevolezza è il tema centrale: dobbiamo provare un sentimento di cura e non di paura. Il passo imprescindibile è innamorarsi della realtà. Poter cogliere questo bene e innamorarsi di questo bene significa fare dei passi avanti. I deserti esterni sono frutto dei deserti interni. C’è un’unica crisi che comprende aspetti ecologici e sociali. Pensate all’inarrestabile pressione migratoria causata soprattutto dalla fame e quindi da un progressivo impoverimento».

Ronchi ha quindi raccontato ciò che ha vissuto un confratello in Indonesia in un’isola con 12 milioni di abitanti. Qui una multinazionale ha trasformato tutti i terreni in una monocoltura di palme da olio illudendo la gente con la promessa di soldi e di lavoro. Le conseguenze? Lo stravolgimento dell’ambiente e l’aumento della povertà e dei furti compiuti per sopravvivere.

«La crisi ambientale diventa crisi sociale – ha aggiunto Ronchi -. Come diceva Padre Turoldo il problema del mondo non sono i poveri, sono i ricchi. Il primi soggetti di disordine del mondo non sono i poveri, non sono i migranti, ma chi li ha spinti ad abbandonare la loro casa. C’è un consumo sfrenato delle fonti energetiche e noi sappiamo che c’è pane per tutti sulla terra ma non è sufficiente a causa dell’avidità di pochi. Non possiamo prenderci cura di qualcosa se non amiamo. L’amore nasce dal sentirsi una sola famiglia.
La Genesi dice che Dio plasma l’uomo non con il fango, non con la creta, non con l’argilla ma con polvere del suolo. Noi tutti siamo un impasto di polvere cosmica e di respiro divino. Allora quando sentiremo di condividere con tutte le altre creature viventi uno stesso patrimonio genetico saremo capaci di rendere grazie e custodire la nostra terra. Madre Terra è una madre bella che ci accoglie fra le sue braccia. E’ anche una sorella che grida per il male provocato dalla violenza dell’uomo. “Ama il prossimo tuo” diventa “ama la terra, amala come la ama Dio, ama la terra come ami te stesso”.

Il vescovo Michele Tomasi nel suo saluto finale di ringraziamento ha sottolineato come “la conoscenza è una forma di amore. Se io amo voglio conoscere, se inizio a conoscere amo. E’ un circolo importantissimo. Stasera ci avete detto cose grandi. Parlare di questi temi non è un optional o una moda, è il vivere davvero qui ed oggi. Più conosciamo più ascoltiamo».

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Il tempo del Creato, custodi o predatori? Le scelte sono urgenti. Interessante dibattito a Fonte

“Mi interrogo su quello che lascerò ai miei figli. Guardiamo cosa è successo la scorsa estate. Gli Stati del Mediterraneo erano una lingua di fuoco. Buona parte erano incendi da calore. Mesi a 30 gradi anche di notte. E’ ormai inequivocabile che il riscaldamento terrestre dipende da noi. Servono politiche di contenimento climatico. Sono anni di scelte, molto dipende anche dai nostri comportamenti, è una sfida che ci coinvolge tutti. Come ha scritto il Papa dobbiamo imparare ad ascoltare il grido della terra”.

Così Simone Morandini, esperto di etica ambientale, è intervenuto all’incontro “Non avrai altro ecosistema, custodi o predatori” svoltosi martedì 28 settembre alla scuola di formazione professionale di Fonte, nell’ambito dell’iniziativa “Il tempo del Creato” 2021. Riscaldamento globale e cambiamento climatico. Assieme a Morandini c’era il giurista Enrico Gaz del foro di Belluno. A introdurre i lavori, moderati dal giornalista Umberto Folena, Davide Magagnini della Commissione diocesana di Pastorale sociale e Salvaguardia del creato. Molti i possibili livelli di azione, secondo Morandini. Prima di tutto gli stili di vita.

Anche dal punto di vista normativo “è in corso una evoluzione molto forte – ha affermato l’avvocato Enrico Gaz – soprattutto sotto la spinta del diritto europeo, che ha ripercussioni dirette anche nell’ordinamento italiano. Assistiamo a una conversione: da una visione del diritto dove ci si difendeva dalla natura, da una visione in cui ci si serviva della natura, a una in cui essa diviene soggetto di diritto”.
Don Paolo Magoga, coordinatore degli incontri e responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e Salvaguardia del creato ha aggiunto: “Dobbiamo tenere desta l’attenzione su questi argomenti, che non riguardano solo i giovani, ma ci coinvolgono tutti, anche come comunità cristiana”.

L’incontro, che faceva parte del calendario del Network per il bene comune, è stato organizzato dalla Commissione diocesana di Pastorale sociale e Salvaguardia del creato, in collaborazione con il centro Don Paolo Chiavacci, l’associazione “Incontri con la natura”, la fondazione Opera Monte Grappa, la Comunità Laudato Si’ di Treviso.

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“Tempo del creato”: iniziative Laudato Si’, settembre 2021. Una mostra e incontri al centro Chiavacci di Crespano, a Fonte e a Treviso

Una mostra di 24 pannelli intitolata “La grande bellezza”, per illustrare con parole e immagini la Laudato si’ di papa Francesco. Un itinerario per riflettere sul il rapporto tra uomo e natura oggi. La mostra, installata all’aperto, è allestita al centro di spiritualità e cultura “Don Paolo Chiavacci” di Crespano di Pieve del Grappa. I primi nove quadri saranno inaugurati mercoledì 1° settembre, Giornata del Creato, alle ore 18.00, alla presenza di mons. Giuliano Brugnotto, vicario generale della diocesi, e della sindaca di Pieve del Grappa Annalisa Rampin. Ad accompagnare l’evento gli allievi della Filarmonica di Crespano. Nell’occasione Fabio Cogo esperto di pianificazione e gestione risorse forestali, illustrerà il certificato Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes, cioè il Programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale) del bosco della Casa, a seguito della positiva valutazione nella gestione del gruppo Veneto Foreste.
La mostra sarà il primo di quattro appuntamenti organizzati nell’ambito dell’iniziativa “Il tempo del creato” 2021, organizzata dalla Commissione diocesana di Pastorale sociale, lavoro e salvaguardia del creato in collaborazione con il centro “Don Paolo Chiavacci”, l’associazione “Incontri con la natura”, la “Fondazione Opera Monte Grappa”, la Comunità Laudato si’ di Treviso, la parrocchia di Cornuda e il Gruppone missionario.
Il secondo appuntamento sarà domenica 5 settembre alle 10.30 nella parrocchia di Cornuda, con la messa presieduta da don Paolo Magoga, responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale, del lavoro e salvaguardia del creato, a cui farà seguito l’incontro con Matteo Mascia coordinatore progetto Etica e Politiche ambientali della fondazione Lanza di Padova, con i giovani, sul tema “Non di solo consumo vive l’uomo”.
Il terzo appuntamento avrà luogo martedì 28 settembre alle ore 20.30 nella scuola di Formazione professionale di Fonte. Il tema sarà “Non avrai altro ecosistema, custodi o predatori?”. Una tavola rotonda sui diritti e doveri dell’uomo e dell’ambiente. In dialogo il giurista Enrico Gaz del foro di Belluno e il teologo Simone Morandini, esperto di etica ambientale.
Il quarto e ultimo appuntamento avrà luogo giovedì 30 settembre alle ore 20.30 nella chiesa di S. Francesco, a Treviso. Sarà una tavola rotonda sui valori del Creato dal titolo “C’è qualcuno in ascolto? Il creato interpella l’uomo”. Un dialogo con padre Ermes Ronchi, la botanica Katia Zanatta e l’idrogeologo Nico Dalla Libera. Condurrà il giornalista Umberto Folena.

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