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Zuppi alla Settimana sociale: “Il nemico è l’individualismo”

Il mutamento d’epoca c’è. E va abitato. Senza nostalgie per i tempi passati e per la “cristianità perduta”. Reagendo, soprattutto, alla vera pandemia dei nostri tempi, che è quella dell’individualismo, della ricerca del benessere fine a se stesso, senza pensare all’esistenza dell’altro. “In questo senso, Il Covid-19, con il suo carico di sofferenza, ci ha provocato”. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha aperto con questo invito la trentacinquesima Settimana sociale dei cattolici trevigiani. L’appuntamento – promosso dalla Vita del popolo, l’Azione cattolica di Treviso, il Meic, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale, con la collaborazione di “Partecipare il presente” e del Collegio Pio X – affronta quest’anno il tema “Transizioni – La sfida della sostenibilità in un mutamento d’epoca”. Un titolo che fa da sfondo anche al calendario del Network per il Bene comune, creato da varie realtà che nel territorio promuovono iniziative di formazione sociopolitica.
Ad ascoltare l’arcivescovo, nell’auditorium San Pio X, un pubblico attento; ma anche coloro che hanno partecipato all’appuntamento in uno dei sei luoghi del territorio diocesano allestiti dall’Azione cattolica (Asolo, Fonte, Castelfranco Veneto, Scorzè, Casale sul Sile e Zero Branco); e coloro che hanno seguito la diretta attraverso YouTube.

 

“La Dottrina sociale e la profezia di Francesco: strumenti per abitare il mutamento d’epoca” il tema affidato al cardinale Zuppi.
Il suo intervento si è dipanato proprio a partire da alcuni termini del titolo della serata: il mutamento d’epoca, il verbo “abitare”, che “rischia di sapere un po’ da ecclesialese, ma è comunque pertinente e azzeccato”, il magistero di Francesco e la sua profezia.
“Mutamento d’epoca” è un’espressione che anche il Papa ha usato. Ci troviamo di fronte, ha ammesso il porporato, di fronte a un mondo complesso, di fronte al quale davvero, come ha detto Francesco, siamo tutti sulla stessa barca. “E questo vale sempre, non solo per la pandemia, non possiamo pensare, appunto, di vivere sani in un mondo malato”.
Il cambiamento d’epoca “è una cosa seria, ci chiede di essere all’altezza”. Ci chiede, appunto, di “abitare” questo tempo. Di “capire quello che sta succedendo, di scrutare i segni dei tempi”. Un esercizio che non si fa in modo accademico, ma con l’amore.
Uno dei segni che scorgiamo con nitidezza, ha fatto notare l’arcivescovo, è “la fine della cristianità, che non significa fine del cristianesimo o della Chiesa. E’ così, che ci piaccia o no, il Papa lo ha detto in un discorso alla Curia romana. Non è detto che sia una cosa solo negativa, perché con la cristianità finiscono alcune acquisizioni, alcune incrostazioni”.
Certo, questa situazione, che si è verificata in modo repentino, nell’arco di alcuni decenni, ha una causa profonda: “Non abbiamo capito la forza dell’individualismo, la ricerca del benessere individuale, mentre invece il cristianesimo ci provoca, per alcuni aspetti «ci rovina la vita». Oggi tutti i diritti sono coniugati in modo individuale, senza il «noi»”.
Proprio qui entra in gioco la “profezia” di Francesco, delineata nell’enciclica Fratelli tutti, che mette in evidenza quello che oggi è il primo ruolo della Chiesa cattolica. Sfidare, appunto, profeticamente, questa deriva individualista, vivendo il Vangelo. Il cardinale ha citato Cassiodoro, il quale afferma: “Sarò mio quando sarò stato tuo”. “Io non sono senza l’altro, è l’idea centrale di Fratelli tutti”, ha aggiunto il cardinale Zuppi. I cristiani, quindi, non sono chiamati, come qualcuno vorrebbe, a estraniarsi da questo tempo, a pensare di attendere che i barbari se ne vadano. “In realtà, anche i monasteri del Medio Evo erano luoghi aperti, di accoglienza, e poi l’individualismo non conosce zone franche, entra dappertutto”. Piuttosto, occorre “ascoltare, fare un pezzo di strada assieme alle persone”, senza pensare immediatamente a una riconquista. Piuttosto, si tratta di “svelare la presenza di Dio” tra gli uomini, come afferma il Papa in Evangelii Gaudium.
Entra, qui, un’altra espressione di papa Francesco: la Chiesa come “ospedale da campo”, capace di chinarsi sulle sofferenze, per farsi essa stessa convertire. L’attenzione ai poveri diventa, allora, un caposaldo: “Del resto, saremo giudicati su questo. E quando il Papa parla di periferie non intende solo quelle geografiche, ma tante situazioni esistenziali. Penso alle crescenti realtà di solitudine, alle tante persone che hanno problemi di relazioni”.
In ogni caso, ha concluso il cardinale Zuppi, “ogni crisi è generativa”. Accadrà anche stavolta. Un’opportunità è questa attenzione alla “sostenibilità”, altra parola chiave di questa Settimana sociale, anche i riferimento al Piano nazionale di rinascita e resilienza: “Oggi si tratta di costruire qualcosa che cambierà le nostre vite nei prossimi vent’anni”. Una sfida nella sfida.

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Il creato interpella l’uomo. Ermes Ronchi: “Crisi ambientale diventa crisi sociale”

Guardiamo al mondo con superficialità ma l’emergenza climatica ci riguarda tutti. Dobbiamo essere consapevoli del modo in cui utilizziamo le risorse. Dobbiamo provare un sentimento di cura e non di paura per salvaguardare il Creato. In estrema sintesi sono queste alcune riflessioni emerse dalle relazioni esposte all’incontro “C’è qualcuno in ascolto? Il creato interpella l’uomo”, quarto e ultimo incontro svoltosi nella chiesa di S. Francesco a Treviso giovedì 30 settembre nell’ambito del “Il tempo del Creato” 2021. Presente anche il Vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi. Protagonisti del dibattito la biologa ambientale Katia Zanatta, l’idrogeologo Nico Dalla Libera e il teologo padre Ermes Ronchi. Ha moderato il giornalista Umberto Folena.

L’iniziativa fa parte del ciclo organizzato dalla Commissione diocesana di Pastorale sociale e Salvaguardia del Creato in collaborazione con il Centro “Don Paolo Chiavacci”, l’associazione “Incontri con la Natura”, la “Fondazione Opera Monte Grappa”, la “Comunità Laudato sì” di Treviso. L’incontro è stato anche un’anteprima della Settimana sociale dei cattolici trevigiani intitolata “Transizioni” che inizierà lunedì 4 ottobre al Collegio Pio X di Treviso.

Nel suo saluto iniziale don Paolo Magoga, direttore dell’Ufficio Pastorale sociale e Salvaguardia del Creato e coordinatore della rassegna ha detto tra l’altro: «Oggi vogliamo metterci in ascolto di alcuni amici che per sensibilità personale, lavoro e vocazione vivono a stretto contatto con il Creato. Voci diverse, stimoli, provocazioni per ridare valore a ciò che ai nostri padri rivelava la sapienza del vivere e a noi ha lasciato, purtroppo, solo il valore di un prodotto, una merce».

La biologa Zanatta: «Credo che accanto alle Sacre scritture troviamo un altro Libro che ci parla di Dio: la Natura. Purtroppo si tratta di un libro poco letto, poco ascoltato. Nella natura io credo ci siano le soluzioni alle grandi questioni di questo tempo, soluzioni che purtroppo tendiamo relegare alla tecnologia. Ultimamente siamo bombardati da notizie sul cambiamento climatico e ciò è positivo fino ad un certo punto. Si rischia l’infodemia, la perdita di orientamento da eccesso di informazioni non sempre corrette. La visione dominante veicolata dai media è che il cambiamento climatico è una minaccia per l’umanità e ciò è verissimo, ma si dimentica o si riduce ai margini dell’informazione il fatto che le conseguenze delle attività umane stanno portando alla estinzione di massa e al collasso molti ecosistemi naturali.
Il Creato è la Natura, è la Biodiversità, è la complessa rete di relazioni chimico-fisiche paragonabili al sistema nervoso e che un grande ecologo (Eugene Odum, 1971) chiamò “invisibili fili della natura”. Non siamo in grado di vedere o notare le piante nel loro ambiente. Ciò che noi vediamo è un generico “verde” da cui “paesaggio verdeggiante” oggi molto usato nei media e purtroppo anche nel gergo politico. Così si comprende con quanta superficialità noi guardiamo al mondo delle piante, senza conoscere, quindi senza vedere l’enorme diversità e bellezza che le caratterizza. Non possiamo più permetterci di distruggere specie e habitat naturali, soprattutto in pianura, possiamo solo ripristinare la naturalità nel nostro territorio e insieme ricucire il rapporto che noi abbiamo perso con la natura».

L’idrogeologo Nico Dalla Libera: «Questa cecità è riscontrabile anche nel settore delle risorse idriche. Lo riscontro nel mio lavoro quotidiano. L’ambiente non è solo l’oceano, lo scioglimento delle calotte polari, l’acidificazione degli oceani, l’inquinamento da plastica, ma è anche la mancanza d’acqua per sostenere i processi naturali. La transizione ecologica si realizza nel momento in cui c’è consapevolezza anche da parte della popolazione di che cosa sta succedendo nell’ambiente. Serve senso di responsabilità da parte del singolo cittadino nell’utilizzo della risorse».

Il teologo padre Ermes Ronchi: «Quello della mancanza di consapevolezza è il tema centrale: dobbiamo provare un sentimento di cura e non di paura. Il passo imprescindibile è innamorarsi della realtà. Poter cogliere questo bene e innamorarsi di questo bene significa fare dei passi avanti. I deserti esterni sono frutto dei deserti interni. C’è un’unica crisi che comprende aspetti ecologici e sociali. Pensate all’inarrestabile pressione migratoria causata soprattutto dalla fame e quindi da un progressivo impoverimento».

Ronchi ha quindi raccontato ciò che ha vissuto un confratello in Indonesia in un’isola con 12 milioni di abitanti. Qui una multinazionale ha trasformato tutti i terreni in una monocoltura di palme da olio illudendo la gente con la promessa di soldi e di lavoro. Le conseguenze? Lo stravolgimento dell’ambiente e l’aumento della povertà e dei furti compiuti per sopravvivere.

«La crisi ambientale diventa crisi sociale – ha aggiunto Ronchi -. Come diceva Padre Turoldo il problema del mondo non sono i poveri, sono i ricchi. Il primi soggetti di disordine del mondo non sono i poveri, non sono i migranti, ma chi li ha spinti ad abbandonare la loro casa. C’è un consumo sfrenato delle fonti energetiche e noi sappiamo che c’è pane per tutti sulla terra ma non è sufficiente a causa dell’avidità di pochi. Non possiamo prenderci cura di qualcosa se non amiamo. L’amore nasce dal sentirsi una sola famiglia.
La Genesi dice che Dio plasma l’uomo non con il fango, non con la creta, non con l’argilla ma con polvere del suolo. Noi tutti siamo un impasto di polvere cosmica e di respiro divino. Allora quando sentiremo di condividere con tutte le altre creature viventi uno stesso patrimonio genetico saremo capaci di rendere grazie e custodire la nostra terra. Madre Terra è una madre bella che ci accoglie fra le sue braccia. E’ anche una sorella che grida per il male provocato dalla violenza dell’uomo. “Ama il prossimo tuo” diventa “ama la terra, amala come la ama Dio, ama la terra come ami te stesso”.

Il vescovo Michele Tomasi nel suo saluto finale di ringraziamento ha sottolineato come “la conoscenza è una forma di amore. Se io amo voglio conoscere, se inizio a conoscere amo. E’ un circolo importantissimo. Stasera ci avete detto cose grandi. Parlare di questi temi non è un optional o una moda, è il vivere davvero qui ed oggi. Più conosciamo più ascoltiamo».

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Settimana sociale allargata e diffusa. Si potrà seguire anche a distanza in sette punti della diocesi. Lunedì sera il cardinale Zuppi

Dopo la “serata anteprima” di giovedì 30 settembre sulla custodia del creato, la Settimana sociale dei cattolici trevigiani, giunta alla trentacinquesima edizione, “accende i motori” per le tradizionali quattro serate. “Transizioni. La sfida della sostenibilità in un mutamento d’epoca” è il tema dell’iniziativa, promossa da La vita del popolo, l’Azione cattolica, il Meic, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale, con la collaborazione di “Partecipare il presente” e del collegio Pio X.

Per la verità, di “tradizionale” c’è poco in questa edizione della Settimana sociale. E non solo per il tema. Le quattro serate, infatti si “allargano” in duplice senso. Da un lato, infatti, gli appuntamenti vengono proposti non solo a Treviso, nell’auditorium san Pio X, ma anche in (almeno) sette luoghi del territorio diocesano, collegati con la sala principale (vedi il box a fianco). Qualcosa di più di uno streaming (che comunque sarà garantito attraverso Youtube), dato che i presenti nelle varie località potranno, come già accaduto lo scorso anno, partecipare al dibattito e porre direttamente domande ai relatori. Inoltre, questi punti dislocati sul territorio e promossi dall’Ac, potranno diventare dei “centri” per proseguire il dibattito, magari promuovendo durante l’anno ulteriori momenti di confronto.

Già, perché la Settimana sociale, insieme ad altri numerosi soggetti, per certi aspetti “si allarga” e si prolunga anche nel tempo, nei prossimi mesi. Come si può leggere nel box qui sotto, l’appuntamento costituisce il “lancio” del Network per il bene comune: una rete di iniziative (che conservano la propria autonomia), un calendario condiviso, proprio a partire dal tema “Transizioni”. Di notevole rilievo anche i relatori chiamati a intervenire all’auditorium San Pio X. A partire da lunedì 4 ottobre, quando alle ore 21(e non 20.30 come nelle altre tre serate) l’ospite d’eccezione sarà il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna (vedi il programma a destra).

Il tema della Settimana è legato al momento particolare che stiamo vivendo: “Avvertiamo – si legge nel pieghevole – che la terribile esperienza della pandemia, ancora in corso, accelera e rende più evidente il cambiamento d’epoca che ci troviamo ad affrontare. Si tratta, allora, di riprendere il cammino, nella consapevolezza di avere, nella Dottrina sociale e nel magistero di papa Francesco, non solo una «bussola», ma anche un contributo di «profezia», rispetto ai tempi nuovi che ci attendono. «Transizioni» ci sembra il titolo più adeguato per descrivere la nostra attuale condizione, il trovarci «sulla faglia» di tale cambiamento d’epoca”.

“Sostenibilità”, come si vede anche dall’andamento del dibattito a livello sociale, politico ed economico, sembra essere la parola chiave per “abitare” questo mutamento d’epoca. Se ne parlerà, soprattutto, nella seconda serata di martedì 5 ottobre, con la professoressa Chiara Mio, esperta sul tema come docente a Ca’ Foscari e presidente di Friuladria.

COME SEGUIRLA

In presenza all’auditorium San Pio X. Capienza massima 180 posti, ingresso con il green pass, non è necessaria iscrizione previa.

Sul territorio. La Settimana sociale potrà essere seguita (con possibilità di interazione e porre domande, in collegamento diretto con il Pio X).

L’Ac diocesana ha predisposto i seguenti punti:

Fonte Alto (Cfp)

Castelfranco Veneto (Fraternità Discepole del Vangelo)

Casale sul Sile (Casa del giovane, Scorzè (oratorio)

Lovadina (oratorio)

Zero Branco (oratorio)

A questi punti se ne aggiunge uno ulteriore a Treviso, nella sede Acli.

Altri eventuali luoghi saranno comunicati sui siti www.lavitadelpopolo.it, www.actreviso.it, www.networkbenecomune.it.

Da casa. Le serate saranno trasmesse sul canale Youtube della Diocesi di Treviso e sui siti diocesani.

IL PROGRAMMA

Le quattro serate all’auditorium San Pio X di Treviso
Lunedì 4 ottobre (ore 21). “La Dottrina sociale e la «profezia» di Francesco: «strumenti» per abitare il mutamento d’epoca”.
Introduzione di mons. Michele Tomasi, vescovo di Treviso; relazione del card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna.
Martedì 5 ottobre (ore 20.30). “Sostenibilità: sfida e compito necessario per gli attori sociali”.
Relazione di Chiara Mio, docente all’Università Ca’ Foscari e presidente di Friuladria.
Lunedì 11 ottobre (ore 20.30). “L’ambiente in Costituzione e nella progettazione territoriale” (ore 20.30).
Dibattito con Paolo Pileri, docente di Progettazione e Pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano, e con il senatore Andrea Ferrazzi
Martedì 12 ottobre (20.30). “Il cambiamento demografico che coinvolge lo stato sociale e il lavoro. Situazione, prospettive e strumenti per gestire il fenomeno”.
Relazione di Agar Brugiavini, docente di Economia Politica all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Serata a cura di “Partecipare il presente”.

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Il tempo del Creato, custodi o predatori? Le scelte sono urgenti. Interessante dibattito a Fonte

“Mi interrogo su quello che lascerò ai miei figli. Guardiamo cosa è successo la scorsa estate. Gli Stati del Mediterraneo erano una lingua di fuoco. Buona parte erano incendi da calore. Mesi a 30 gradi anche di notte. E’ ormai inequivocabile che il riscaldamento terrestre dipende da noi. Servono politiche di contenimento climatico. Sono anni di scelte, molto dipende anche dai nostri comportamenti, è una sfida che ci coinvolge tutti. Come ha scritto il Papa dobbiamo imparare ad ascoltare il grido della terra”.

Così Simone Morandini, esperto di etica ambientale, è intervenuto all’incontro “Non avrai altro ecosistema, custodi o predatori” svoltosi martedì 28 settembre alla scuola di formazione professionale di Fonte, nell’ambito dell’iniziativa “Il tempo del Creato” 2021. Riscaldamento globale e cambiamento climatico. Assieme a Morandini c’era il giurista Enrico Gaz del foro di Belluno. A introdurre i lavori, moderati dal giornalista Umberto Folena, Davide Magagnini della Commissione diocesana di Pastorale sociale e Salvaguardia del creato. Molti i possibili livelli di azione, secondo Morandini. Prima di tutto gli stili di vita.

Anche dal punto di vista normativo “è in corso una evoluzione molto forte – ha affermato l’avvocato Enrico Gaz – soprattutto sotto la spinta del diritto europeo, che ha ripercussioni dirette anche nell’ordinamento italiano. Assistiamo a una conversione: da una visione del diritto dove ci si difendeva dalla natura, da una visione in cui ci si serviva della natura, a una in cui essa diviene soggetto di diritto”.
Don Paolo Magoga, coordinatore degli incontri e responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e Salvaguardia del creato ha aggiunto: “Dobbiamo tenere desta l’attenzione su questi argomenti, che non riguardano solo i giovani, ma ci coinvolgono tutti, anche come comunità cristiana”.

L’incontro, che faceva parte del calendario del Network per il bene comune, è stato organizzato dalla Commissione diocesana di Pastorale sociale e Salvaguardia del creato, in collaborazione con il centro Don Paolo Chiavacci, l’associazione “Incontri con la natura”, la fondazione Opera Monte Grappa, la Comunità Laudato Si’ di Treviso.

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Grappa Biosfera Mab Unesco: anche il Centro Chiavacci tra i protagonisti

Anche l’associazione “Centro incontri con la natura per la salvaguardia del creato don Paolo Chiavacci” è stata fra i protagonisti della candidatura a Riserva della Biosfera Mab Unesco del Monte Grappa. Ha presentato una lettera di sostegno e proposto un progetto sulla conservazione e il mantenimento dei prati semiaridi, incluso il prato di Schiba, un’area che l’associazione da alcuni anni ha individuato, vicino al Centro di spiritualità e cultura Don Paolo Chiavacci di Crespano del Grappa, a circa 600 metri di altezza, come un’area di interesse per la conservazione della biodiversità. Recentemente è stata individuata, proprio nel prato, un’orchidea spontanea mai osservata e censita, si tratta della dodicesima specie di orchidee individuata in questo sito.
L’associazione, insieme al Centro per la didattica, si è già impegnata a presentare un tavolo di lavoro al Mab Unesco con altre associazioni e professionisti.
Il centro Don Paolo Chiavacci, e in particolare il suo fondatore don Paolo, da sempre hanno valorizzato le pendici del Grappa, la biodiversità, la necessità della tutela, e ora, che al Massiccio viene riconosciuto il ruolo di “ponte ecologico” che unisce la pianura e l’arco alpino, l’attività del Centro sarà ancora più preziosa e inserita in un contesto di rete che ha contribuito a individuare e a costruire.
Le “riserve della biosfera” promuovono, infatti, attività di cooperazione scientifica, di ricerca interdisciplinare e sostenibilità, coinvolgendo le comunità locali.
Il centro, come è noto, offre possibilità di soggiorni residenziali e di educazione ambientale, all’interno funziona anche un planetario, la specola astronomica “Don Paolo Chiavacci”. Oltre alla riflessione sulla tutela del creato, il Centro, come è noto, è un luogo diocesano di spiritualità e preghiera, da vivere in armonia con la natura.
Il Centro di spiritualità e cultura DonPaolo Chiavacci ha quindi accolto con soddisfazione questa nomina, infatti con l’iscrizione nella prestigiosa lista Mab Unesco, vi è il riconoscimento della qualità e dell’unicità di un territorio definito “laboratorio di idee concrete e innovative” in settori cruciali come la mobilità sostenibile e l’economia circolare. Il Veneto, dopo la consacrazione delle colline del prosecco, conferma così anche con il Monte Grappa la sua fama nel mondo di luogo ricco di tesori naturalistici: ambienti marini, paesaggi collinari, laghi, montagne. Una ricchezza ambientale che va preservata e valorizzata perché chiunque possa goderne. (Mariano Montagnin)

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La Settimana sociale nazionale a Taranto dal 21 al 24 ottobre

Si terrà a Taranto dal 21 al 24 ottobre 2021 la 49ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Lo ha stabilito il Consiglio Episcopale Permanente che, a causa della pandemia, ha rinviato l’appuntamento inizialmente previsto dal 4 al 7 febbraio.
L’obiettivo, secondo la Cei, “è quello di sensibilizzare in maniera unitaria alle tematiche dell’ambiente e del lavoro, prestando attenzione alle buone pratiche presenti nel territorio”. La prospettiva dei vescovi nell’accostare queste problematiche, che includono anche la difesa della salute delle persone, “si distingue da quella che può essere una sensibilità ecologica alla moda, spesso anti-umanista: è animata, piuttosto, da una sensibilità ecologica ed ecumenica che attinge alla forza profetica dell’annuncio cristiano”.
Notevole, in questi mesi, il lavoro preparatorio, con incontri, approfondimenti, condivisione di buone pratiche. Tra i seminari che si sono tenuti, va sottolineato quello che si è svolto a Padova per il Nord Italia.
“La transizione ecologica: il contributo del mondo delle imprese e del lavoro” è stato il titolo dell’incontro, che si è svolto il 3 luglio, presso il Complesso Universitario del Beato Pellegrino dell’Università degli Studi. Organizzato in preparazione alla 49ª Settimana Sociale di Taranto, l’evento è realizzato in collaborazione con la Chiesa di Padova e la Fondazione Lanza e con il patrocinio dell’Università degli Studi.

L’incontro, moderato da Sara Melchiori, responsabile dell’ufficio stampa della Diocesi di Padova, si è aperto con i saluti di Rosario Rizzuto, Rettore dell’Ateneo padovano, e di Mons. Michele Tomasi, Vescovo di Treviso e Delegato della Commissione Regionale per la Pastorale Sociale. È seguito l’intervento di Mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vice Presidente della CEI, che ha approfondito il tema: “Per una cultura della cura, della bellezza e dell’incontro dalla Laudato si’ alla Fratelli tutti”.
Dopo i tavoli di lavoro per ambiti tematici (economia circolare e bioeconomia; digitalizzazione e dematerializzazione; riduzione del consumo di risorse nelle imprese; investimento sulle persone e sulla qualità del capitale sociale), nel pomeriggio, dopo la riflessione di Giuseppe Tripoli, Segretario generale Unioncamere, su: “Le imprese e la transizione ecologica: a che punto siamo nel Nord Italia”, si è svolta la tavola rotonda a cui hanno preso parte: Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna; Maria Cristina Piovesana, Presidente e A.D. di ALF Group S.p.A. e Vicepresidente nazionale Confindustria; Pierpio Cerfogli, Vicedirettore generale e Chief Business BPER Banca; Stefano Granata, imprenditore e Presidente Federazione nazionale Cooperative sociali di Confcooperative. A concludere l’appuntamento è stato Mons. Marco Arnolfo, Vescovo di Vercelli e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali.

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Online il nuovo Dizionario di Dottrina sociale della Chiesa

È online il Dizionario di dottrina sociale della Chiesa. Le cose nuove del XXI secolo, un portale open access che si propone come strumento per approfondire le grandi questioni del nostro tempo alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa. Curato dal Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il nuovo Dizionario è in costante aggiornamento e ogni tre mesi si arricchirà di nuovi contributi che confluiranno nei fascicoli della rivista online trimestrale ad accesso libero che porta lo stesso nome.
I contributi sono suddivisi in 12 Aree tematiche e sono raggiungibili cliccando sulle foglie dell’albero che campeggia in homepage.

“Si tratta di un processo in divenire, non cristallizzato, che studia le pieghe della realtà, dove viviamo e usiamo le nostre risorse intellettuali attraverso discipline scientifiche e umanistiche per compiere scelte giuste”, spiega Simona Beretta, direttore del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa, sottolineando che “la grande tradizione millenaria della Chiesa parla al presente e offre tanta ricchezza nella continuità del magistero dei pontefici e delle conferenze episcopali”. “Il filo rosso – osserva – è l’essere umili e tenaci nel ricercare, facendo esperienza del fatto che la fede illumina la ricerca e manifesta l’umano e il sociale, il senso dell’innovazione tecnologica e della ricerca scientifica”.

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